Federico Lunardi
Più sudore in addestramento, meno sangue in combattimento
Non ti illuderò con i principi del piacere, anzi, come è stato decretato dagli dei, ti esporrò la realtà dei fatti. Gli dei, infatti, non concedono nulla di buono né di
bello agli uomini senza lavoro e fatica... Se poi desideri essere tenuto nel più alto onore da una città, devi esserle di enorme aiuto; se vuoi espanderti e crearti un possedimento grazie alle
tue imprese, o se desideri liberare amici dalla prigionia o rendere schiavi i tuoi nemici, devi imparare l’arte militare da coloro che ne siano esperti ed adoperarti per esercitarla come si
deve; se invece desideri essere forte anche fisicamente, devi abituare il corpo ad essere assoggettato alla mente, perché sia la mente a comandare, e devi esercitare il tuo corpo con fatica e
sudore.
Senofonte, Memorabilia, II, 1, 28-29
“Lo spirito è in grado di far vincere ogni battaglia perché si mantiene forte anche quando il corpo è esausto”.
“Allenamento severo e alacrità incessante sono i metodi con cui si affrontano gli assalti in profondità” dicono Sun Tzu e Sun Pin, rispettivamente ne
L’Arte della Guerra e in
Metodi Militari.
Fatica, costanza, sacrifico, addestramento continuo sono fattori che si perdono nella notte dei tempi della storia militare.
Come l’atleta si allena anni per una prestazione che può durare pochi minuti e il musicista suona per ore in vista di una breve esibizione, il soldato deve sostenere
lunghi allenamenti non solo fisici e tecnici, nell’uso delle armi o nelle strategie da adottare, ma anche emotivi, mentali, cognitivi e spirituali, per poter agire in modo
immediato sul campo d’azione. In questo caso,
è proprio l’addestramento il momento in cui la fatica raggiunge il suo apice, in quanto la preparazione al compito diventa momento imprescindibile dell’azione vera e propria.
L’addestramento di fatica è quindi allenamento alla fatica, elemento fondante della
formazione del carattere e della professionalità. Acquisire dimestichezza nei confronti di sé stessi e dei compagni, familiarizzando con le reazioni mentali e fisiologiche allo
stress, consente di
aumentare la forza interiore necessaria ad affrontare situazioni estremamente critiche. La medesima energia entra in gioco nella professione medica.
La fatica risulta un antidoto a qualunque situazione si possa incontrare sul campo. Permette di reagire al momento opportuno, anche quando si rischia la vita per salvarne
un’altra. Consente di prepararsi alla
presenza mentale sul campo e, quindi, alla fatica psichica che la professione comporta.
La fatica fa parte di questi due ambiti proprio perché è l’uomo ad esserne il cuore, il fulcro, la ragione ultima. Pur nell’era tecnologica, nell’avvento dell’aeronautica e della
missilistica, che hanno segnato un distanziamento sempre maggiore delle parti in conflitto,
l’uomo sarà sempre chiamato alla fatica, sia essa fisica o mentale, come in passato. Anzi, oggi come non mai la precisione e la velocità di risposta impongono all’individuo un
lungo, difficile e faticoso percorso di
allenamento all’eccellenza e alla responsabilità. Ecco i concetti essenziali dell’intervento:
- Mistica della fatica in ambito militare
- La fatica nel passato e nel futuro dell’uomo
- Il percorso della fatica: una costante e tenace preparazione al compito
- Addestramento fisico, emotivo e spirituale
- La fatica come formazione
- Forza interiore e presenza mentale
- La fatica come antidoto alle situazioni difficili

È Maggiore medico, dirigente dal 1997 del Servizio Sanitario del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti di
Bolzano. Ha svolto varie missioni in teatro operativo ed è il primo e unico medico dell’Esercito Italiano ad aver conseguito la qualifica Ranger e di operatore di Forze Speciali.